Le origini
La baia di S’archittu ha avuto un ruolo strategico fin dalle epoche storiche più remote:
proprio all’Arco, infatti, era situato in antichità il Coracodes Limen,
il porto della vicina città sardo-punica, poi paleocristiana, di Cornus.
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Particolari di due ricostruzioni della mappa di Tolomeo, che mostrano le rispettive posizioni di Cornus e del Coracodes Portus.
In alto, la versione di Alberto Lamarmora; in basso, quella realizzata ai giorni nostri dall'Università del Kansas
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Le vicende della città di Cornus sono narrate da
Tito Livio (59 a.C., 17 d.C.),
che nel suo
Ab Urbe condita (libro XXIII, cap. VI, 40) descrive la battaglia ivi svoltasi
nel 215 a.C. tra il comandante dei Sardi Pelliti Ampsicora e l’esercito romano guidato da
Tito Manlio Torquato, che portò alla definitiva conquista della Sardegna da parte di Roma.
Livio, che definisce Cornus come 'Caput eius regionis', rendendo l’idea dell’importanza
della città in quell’epoca, non parla però esplicitamente del suo porto.
Risale al secondo secolo dopo Cristo la prima, e più importante, testimonianza
dell’esistenza del porto di Cornus. Ne parla infatti il celebre geografo-astronomo
egiziano Claudio Tolomeo (Circa 100 d.C.- circa 178 d.C.), nella sua
Geographia (libro III, capitolo III), in cui cataloga le località
più importanti conosciute al suo tempo. Tra queste, in Sardegna, situa la
città di Cornus e il suo porto, che chiama Korakwdhs
Limhn, Coracodes Limen (latinizzato, Coracodes Portus).
A noi non sono giunte le carte geografiche disegnate da Tolomeo; egli ha però fornito le
coordinate esatte (secondo un reticolo da lui ideato) di tutti i luoghi che cita, per cui è
possibile oggi ricostruire le sue mappe. Già il Lamarmora si era cimentato con successo in
tale lavoro; oggi, una ricostruzione accurata dell’intera cartografia tolemaica è presente
nel sito internet dell’Università del Kansas.
In ogni caso, secondo le coordinate tolemaiche, il Coracodes Portus (30*20, 37°35) si
trova a sud-ovest di Cornus (30*30, 37°45), molto vicino alla città. La posizione, quindi,
potrebbe essere proprio quella di S’Archittu, con un’ottima approssimazione, tenuto anche conto
delle distorsioni tipiche delle carte geografiche antiche.
Le più antiche testimonianze
Nel corso degli ultimi secoli si è sempre discusso sulla localizzazione esatta del Coracodes
Portus, facendo oscillare la sua identificazione tra Alghero e Capo Mannu. Questa incertezza
era dovuta soprattutto al fatto che per molti secoli non si era individuata neanche la posizione
della città di Cornus, le cui tracce, sepolte dal colle di Corchinas, erano pressoché invisibili.
Il primo studioso a situare Cornus nella posizione in cui realmente si trova fu, nel sedicesimo
secolo, Giovanni Francesco Fara (1543-1591), nell’opera In Sardiniae Chorographiam,
nella quale localizza esplicitamente il Coracodes Portus a S’Archittu.
Riportiamo qui il passo in questione dello studioso sardo, particolarmente interessante in quanto
rappresenta la prima attestazione storica (per la precisione, siamo intorno al 1585) dei nomi di
Torre del Pozzo e di S’Archittu:
«Occidentalis lateris descriptio et misura litoralis. (...)
1 m. pass. Ad stationem Putei ubi est turris speculatoria ; 2 m. pass.
Ad Architum, portum Coracodes a Ptolemaeo dictum, cui vicina iacet
prostrata urbs antiqua Cornu a Livio, Ptolemaeo et Antonino Pio
memorata».
Traduzione: «Descrizione della costa occidentale e misurazione del
litorale. (...) un miglio a Stationem Putei [Torre del pozzo],
ove si trova una torre di avvistamento; due miglia ad Architum
[S’Archittu], noto a Tolomeo come Porto Coracodes: nelle vicinanze
giace distrutta Cornus, antica città menzionata da Livio, Tolomeo ed
Antonino Pio».
Come si vede, l’identificazione Coracodes Portus - S’Archittu
rappresenta per il Fara una certezza. Tuttavia, anche nei secoli
successivi alla stesura dell’In Sardiniae Chorographiam, si
sono avuti studiosi che situavano tale porto in luoghi diversi. Questo
anche perché l’opera del Fara è rimasta un manoscritto fino al 1835,
anno della sua prima pubblicazione.
Le dispute secolari
Nel 1840, lo storico Giuseppe Manno, nella Storia di Sardegna (Tomo I, libro III),
afferma che il Coracodes Portus è da situarsi «Nella spiaggia di Pitinuri, secondo il
Fara», respingendo di seguito l’ipotesi del cartografo Cluverius che lo situa ad Alghero.
Manno non nomina espressamente S’Archittu, e sembrerebbe localizzare il nostro porto a
Santa Caterina di Pittinuri; tuttavia, il fatto che citi espressamente il Fara lascia
intendere che, per lui, il sito di «Pitinuri» sia da intendersi in senso lato, e comprenda
anche la Baia dell’Arco.
Nel 1881, lo studioso Ettore Pais, in Sardegna prima del dominio romano, sembra
contrariare la teoria del Fara, per situare il Coracodes Portus a Capo Mannu:
«Cornus era posta a breve distanza dal mare, ove si vedono gli avanzi di una tonnara e dove
si riconoscono chiare le tracce dell’opera dell’uomo in alcuni piccoli bacini: mentre forse
alquanto più a sud era il Coracodes Portus (Koracwdhz limhn) nome che
ricorda del pari l’Africa settentrionale. (...) Sulla posizione del Coracodes Portus, oggi Capo
Manno, v. La Marmora (...)».
Il Pais, quindi si dimostra solo possibilista («forse alquanto più a sud») sull’ipotesi che il
Coracodes Portus fosse piuttosto a meridione di Cornus, a Capo Mannu, e comunque rimanda
al Lamarmora, di cui ci occuperemo qui di seguito.
Alberto Lamarmora (1789-1863), nella sua celebre opera Viaggio in Sardegna del 1826,
tratta in maniera molto dettagliata la localizzazione del porto di Cornus, prendendo in
considerazione due possibilità. La prima, è quella di Capo Mannu:
«(...) Cercheremo quindi il Coracodes Portus alla distanza indicata fra questi due punti e lo
metteremo sotto il Capo Mannu, in una bella ansa non lungi dalla torre della Mora».
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Nella Carta della Sardegna Antica, disegnata nel 1840 da Alberto Lamarmora, sono rappresentate
entrambe le ipotesi dell’autore sul Coracodes Portus, che è indicato sia a Capo Mannu
(freccia n. 1) che nell’attuale S’Archittu (freccia n. 2).
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Immediatamente, però, il Lamarmora analizza una seconda ipotesi, più vicina a
quella «s’architttese» del Fara:
«Se tuttavia si preferisce riferirsi ad una specie di tradizione e ad una rassomiglianza tra il
nome antico di Coracodes e quello moderno di Corchinas, col quale si designa la regione marittima
dell’antica Cornus, (...) questi dati si accorderebbero abbastanza bene colle misure reali (...).
Il Cluverius s’inganna facendo del Coracodes Portus il porto di Alghero».
Ricordiamo che il colle di Corchinas è quello situato tra S’Archittu e Santa Caterina.
Quanto all’ipotesi «algherese», è seccamente esclusa anche da questo autore.
Il Lamarmora, in questa circostanza, non nomina S’Archittu, ma è comunque abbastanza esplicito
affermando che il Coracodes Portus si potrebbe trovare nella «regione marittima dell’antica
Cornus», e S’Archittu è, in linea d’area, l’approdo più vicino alla città punica.
È inoltre da escludersi che lo scrittore situi il porto a Santa Caterina di Pittinuri, località
di cui parla ampiamente, e che avrebbe in questo caso nominato espressamente.
Lo stesso Lamarmora in un’opera successiva, l’Itinerario dell’isola di Sardegna, del 1868,
appare decisamente più sicuro nel situare il porto di Cornus nelle immediate vicinanze
dell’antica città punica. Si noti a tale proposito che questo scritto è successivo al 1835,
anno della pubblicazione dell’opera del Fara:
«Il porto ch’è presso di queste rovine, e della regione detta generalmente Corchinas,
sembra essere l’antico Coracodes Portus di Tolomeo».
Anche qui, come si vede, si parla di un approdo che è nei pressi di Cornus, ma non a
Santa Caterina di Pittinuri, località di cui l’autore tratta poco più avanti facendo presenti
proprio le difficoltà di attracco:
«La spiaggia di questo piccol golfo è coperta di ciottoli, e perciò i piccoli bastimenti possono
tirarsi a terra: quelli però di maggiori dimensioni non vi restano troppo sicuri, perché il vento
di ponente che domina questio paraggio, e quando il mare è in moto, impedisce il carico e
discarico delle mercanzie».
l’unica posizione a cui Lamarmora poteva alludere, quindi, è proprio all’Arco.
Nell’Itinerario, peraltro, il Lamarmora nomina espressamente S’Archittu, solo di sfuggita,
con un’osservazione che pare tuttavia interessante:
«Dopo aver lasciato le rovine di quest’antica città [Cornus, n.d.c.], si trova presso una
vecchia torre detta Su Puttu gli avanzi di un’antica Tonnara. Alla parte del mare si vede un
piccol promontorio sopra il quale richiamo l’attenzione del geologo che passerà in questi luoghi.
La roccia che forma la principal massa di questo promontorio è formato di differenti strati di
calcareo grossolano (...).
Io non parlerò di certi piccoli seni di questo stesso promontorio, e del lato vicino:
qualcheduno di essi sembra scavato dalla mano dell’uomo: uno di questi è appellato s’Archittu,
e l’altro Su Fossigheddu».
È evidente che il «piccol promontorio» è l’attuale «Balena», mentre è probabile che «Su
fossigheddu» fosse l’attuale «Scoglio del Genovese». Con riguardo alla tonnara, se ne ha
testimonianza anche in altri libri di geografia dell’800. È comunque singolare che il
Lamarmora avanzi l’ipotesi di un’origine artificiale dell’Arco.
Le scoperte più recenti
Giungendo ora al ventesimo e al ventunesimo secolo, possiamo osservare che tutti i più importanti
storici sardi contemporanei hanno preso in esame la questione del Coracodes Portus, per
lo più, però, senza aggiungere molto alla diatriba dei secoli scorsi, e optando spesso per
l’ipotesi di Capo Mannu.
Tra questi fa però eccezione l’opinione del noto studioso di linguistica sarda, professor
Massimo Pittau dell’università di Sassari, che porta nuove argomentazioni a favore della
localizzazione a S’Archittu. Professor Pittau ha dedicato al porto di Cornus un suo intervento
ad un convegno su Ampsicora svoltosi a Sassari nel 1998, su cui ci soffermeremo qualche istante.
La tesi avanzata da Pittau è basata sull’analisi della toponomastica s’archittese. Egli sostiene
(ed è difficile a questo punto dargli torto), che all’antico nome Coracodes sia da far
risalire l’attuale toponimo «Cagaragas», che indica oggi la zona retrostante lo Scoglio del
Genovese. Afferma il professore:
«Cagaragas pertanto sarebbe la versione moderna, effetto di una etimologia popolare,
di Korhacódes. A nostro avviso i dubbi (...) debbono cadere di fronte a questa importante
circostanza: la città di Cornus doveva avere il suo porto nelle immediate vicinanze e non
lontano, a Cala su Pallosu od a Cala Saline, come hanno scritto alcuni storici recenti,
siti che distano circa 10 chilometri da Cornus. (...) La località di S’archittu, invece,
dista da Cornus appena 500 metri in linea d’area».
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Una bitta per l’ormeggio delle navi, di natura chiaramente artificiale,
scavata nella roccia calcarea accanto all’Arco.
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Pittau tra l’altro ci illumina sull’etimologia del toponimo
Coracodes Portus, che
significa letteralmente «porto a forma di becco di corvo»: il riferimento alle sinuosità della
baia dell’arco sfiora l’evidenza.
L’autore in questione, nello stesso intervento, riprende anche l’argomentazione (che,
a ben vedere, è tra tutte la più forte), che S’Archittu è l’unico approdo veramente riparato
e sicuro in un tratto lunghissimo di costa. In effetti, è l’unico possibile porto naturale
compreso tra Capo Mannu e Bosa.
Professor Pittau tratta l’argomento anche nel suo sito internet, nell’ambito di
una classificazione dei toponimi sardi:
«Korhakódes limén è il porto di Cornus, nella località costiera di s'Archittu, dove di recente
sono state rinvenute tracce evidenti del porto, ormai sotto il livello del mare per effetto di
un bradisismo positivo che lo ha interessato per ben 10 metri. È possibile che il toponimo
antico si continui in quello odierno di Punta di Cagaragas».
Come quest’ultimo scritto ci ha preannunciato, nel ventesimo secolo la ricerca del Coracodes
Portus, si è spostata dal piano teorico a quello pratico, e le supposizioni degli storici
hanno ceduto il passo alle rilevazioni sul posto degli archeologi. Queste ultime, avvenute nel
1998, hanno fugato definitivamente ogni dubbio sulla presenza dell’antico porto all’Arco, come
riferiscono i carabinieri del Comando Provinciale di Oristano in un comunicato pubblicato in un
articolo di Romolo Concas sull’Unione Sarda, l’11 giugno 1998:
«Abbiamo accertato (...) che in prossimità dell'arco di roccia esistente (S'Archittu) si trova
un corridoio scavato nel fondale del mare a dieci metri di profondità; abbiamo scoperto un canale
navigabile scavato nel fondale roccioso che permetteva l'accesso al porto, dal mare aperto, dei
tanti natanti in arrivo ed in partenza; abbiamo scoperto tracce di una banchina d'ormeggio con
regolare piano rialzato per le operazioni di carico e scarico di merci e passeggeri; abbiamo
scoperto un punto d'attracco, in corrispondenza del quale, in superficie, si trovano due
rudimentali bitte per l'ormeggio con una sezione di un metro e la distanza fra di loro di dieci
metri, scavate nel calcare; abbiamo scoperto svariati reperti archeologici quali cocci, anfore,
vasellame di ogni genere che fanno desumere come il porto nel passato fosse intensamente
frequentato da traffico mercantile».
Dopo millenovecento anni dalla Geographia di Tolomeo, questa volta, l’enigma del Coracodes
Limen è davvero svelato.
Bibliografia
Tito Livio, Ab Urbe Condita, Libro XXIII, Capitolo VI, 40.
Claudio Tolomeo, Geographia, Libro III, capitolo III.
Giovanni Francesco Fara, In Sardiniae chorographiam Libri duo, Liber I, in Opere,
edizione critica a cura di Enzo Cadoni, traduzione italiana di Maria
Teresa Laneri, 1992, Edizioni Gallizzi, Sassari, p. 94.
Alberto Lamarmora, Viaggio In Sardegna, Edizioni della fondazione Il Nuraghe,
Cagliari, 1927, Libro II, Capitolo III, pp. 313-314.
Alberto Lamarmora, Itinerario dell’isola di Sardegna, tradotto e compendiato dal can.
Spano, edizione anastatica sui tipi di A. Alagna, Cagliari, 1868, Edizioni Trois, Cagliari,
volume II, capitolo VI, pp. 344-355.
Giuseppe Manno, Storia di Sardegna, ristampa anastatica dell’edizione del 1840,
Gianni Trois Editore, Cagliari, Tomo I, pp. 74-75, 218-221.
Ettore Pais, Sardegna Prima del dominio Romano, ristampa anastatica sull’edizione
dell’Accademia dei Lincei del 1881, Gianni Trois Editore, Cagliari, p. 336.
Ettore Pais, Storia della Sardegna e della Corsica durante il dominio Romano,
edizione anastatica, Gianni Trois Editore, Cagliari, volume I, pp. 58-59.
Gustavo Strafforello e AA. VV., La Patria, Geografia dell’Italia, Sardegna,
Torino, Unione Tipografico-editrice, 1895. pp. 232-235.
Romolo Concas, Ecco il porto di Cornus, in L’Unione Sarda dell’11-6-1998
Massimo Pittau, Il porto di Cornus, negli Atti del Convegno di Studio su Ampsicora,
Sassari, novembre 1998, di prossima pubblicazione.
Principali siti internet visitati
Ehia!-crs4:
http://eiha.crs4.it/cultura/view.php3?id_opera=4&id_titolo=421¶g=449
Università del Kansas:
http://www.ukans.edu/history/index/europe/ancient_rome/E/Gazetteer/Periods/Roman
/.Texts/Ptolemy/3/3*.html
Eulogos-Intratext:
http://www.intratext.com/y/LAT0142.htm
Professor Massimo Pittau:
web.tiscali.it/pittau/Sardo/emendamenti.html
L’unione Sarda:
www.unionesarda.it/UNIONE/1998/11-06-98/
A cura del Centro Studi S'Archittesi "Coracodes"